“Gabrielli non finisce mai di stupirci e soprattutto di stupire quelli che sono stati una volta i suoi uomini, la categoria delle persone in divisa, i poliziotti. L’abbiamo visto nel caso Ramy, dove con un’uscita infelice, giudicata assolutamente inopportuna e, posso dire, anche totalmente priva di fondamento, ha cercato di inserirsi in un dibattito pubblico per motivi credo di carattere politico, non certamente tecnico”. Lo ha detto all’Adnkronos Gianni Tonelli, presidente onorario SAP e responsabile nazionale del dipartimento sicurezza e immigrazione della Lega, relativamente alle dichiarazioni di Franco Gabrielli, ex capo della polizia, in merito agli scontri avvenuti a Torino durante la manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna.
“Lui è stato il direttore generale della pubblica sicurezza, il capo della Polizia. Lui sa perfettamente che, per ipotizzare la commissione di un reato e quindi l’iscrizione nel registro degli indagati, servono tre elementi: un fatto concreto, la volontà di compiere quel fatto o la colpa, la negligenza, e l’assenza di cause di giustificazione, che sono le cause oggettive di esclusione del reato che possono essere sia per operatori delle forze di polizia ma anche per cittadini. Quindi siamo nella adempimento del dovere, l’uso legittimo delle armi, l’esercizio del diritto, lo stato di necessità, la legittima difesa. Non solo – ha aggiunto Tonelli – gli uomini in divisa, i suoi ex uomini, l’ordinamento prevede che debbano intervenire. Il comportamento che viene tenuto dagli operatori, come nel caso di Rogoredo oppure a Villa Verucchio, è obbligatorio da parte loro e la prassi infausta che si è consolidata nelle azioni della magistratura e che va sotto il nome di ‘atto dovuto’ è una prassi assolutamente irregolare rispetto a quello che prevede l’ordinamento perché non viene mai fatto il filtro della mancanza delle cause oggettive di esclusione del reato, ossia dell’anti giuridicità e nel caso degli operatori di polizia addirittura della doverosità del comportamento”.



