L’accusa di omicidio volontario nei confronti del poliziotto che ha aperto il fuoco a Rogoredo lo scorso 26 gennaio è “abnorme”. Non ha dubbi il Segretario Regionale del SAP Umbria, Claudio Nannini, che, in un’intervista ad AM Tv, ha aggiunto: “comprendo lo stato d’animo del collega quando si è visto puntare un’arma contro”, anche se poi si è rivelata essere a salve. “Noi non siamo degli assassini – ha precisato – noi siamo per difendere le vite” e, anche per questo, per quanto riguarda l’automatismo dell’atto dovuto è necessaria “una riforma normativa” e prevedere “un’area cuscinetto” prima dell’avviso di garanzia.
Nei giorni scorsi, il Segretario regionale umbro ha provocatoriamente pubblicato un’immagine sui social media in cui punta una pistola a salve, proprio come quella del cittadino marocchino di Rogoredo.
“Oggi sono io che punto questa pistola verso l’opinione pubblica dice Nannini. Non vogliamo assolutamente sostituirci ai giudici – ha scritto Nannini nel post – ma le decisioni che si prendono in frazioni di secondo e in determinati contesti sono figlie anche dello spirito di sopravvivenza quando si viene puntati da un’arma. In questa caso parliamo a posteriori di una pistola a salve che però ha tutte le caratteristiche visive e acustiche di una pistola vera”.



