Articolo a cura di Domenico Della Porta, Docente Straordinario di Medicina del Lavoro.
Oltre ai tradizionali compiti di sorveglianza sanitaria, la recentissima conversione in legge del DL 159/2025 di aggiornamento del D. Lgs.81/2008, in materia di Salute e Sicurezza sul Lavoro, riconosce, tra l’altro, al medico competente anche l’obbligo di promuovere attivamente l’adesione agli screening oncologici tra i lavoratori, integrando la prevenzione oncologica nei programmi di welfare aziendale. Viene potenziato il ruolo centrale di questo professionista attraverso un’azione concreta aggiuntiva, non più volontaria, legata a progetti condivisi con la parte datoriale, ma con lo specifico obiettivo di informare i lavoratori, rafforzando il ruolo del Medico Competente nella tutela della salute, con un focus particolare sulla prevenzione dei tumori sul luogo di lavoro, in linea con la tutela della salute pubblica e dei lavoratori.
L’articolo 25 del D. Lgs. 81/08 viene arricchito, infatti, da un nuovo e significativo comma in cui si chiarisce che il medico competente “fornisce informazioni ai lavoratori sull’importanza della prevenzione oncologica, promuovendo l’adesione ai programmi di screening oncologici previsti dai livelli essenziali di assistenza (LEA), informando le lavoratrici e i lavoratori sulla loro finalità e utilità, anche con il supporto di campagne informative a tale scopo promosse dal Ministero della salute”.
Secondo recenti dati dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), l’adesione ai programmi di screening oncologico per tumore della mammella, della cervice uterina e del colon-retto rimane inferiore agli obiettivi stabiliti dagli enti italiani e europei che si occupano di salute pubblica. In molte regioni italiane, solo poco più della metà dei cittadini invitati partecipa effettivamente ai programmi di screening, nonostante i test siano offerti gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale a vaste fasce di popolazione.
Le ragioni sono molteplici: tra le più citate, la mancanza di tempo, la complessità nell’organizzare l’assenza dal lavoro e il timore di ripercussioni professionali legate all’assenza, soprattutto nei contesti lavorativi con minore flessibilità o in caso di rapporti contrattuali precari.
Il nuovo provvedimento risponde in modo diretto a queste criticità, introducendo una misura semplice ma potenzialmente incisiva: il tempo dedicato agli screening oncologici diventa un diritto retribuito che potrà essere integrato nei contratti collettivi. In tal caso, il lavoratore non dovrà più scegliere tra salute e lavoro, né ricorrere a ferie o permessi personali per prendersi cura della propria salute.
La nuova disposizione è destinata anche a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione, soprattutto per i lavoratori a basso reddito, nei settori come quello produttivo o dei servizi con orari rigidi. Allo stesso tempo invia un messaggio forte e chiaro anche ai datori di lavoro: la prevenzione è parte integrante della sicurezza sul lavoro: non è un atto individuale, ma una responsabilità condivisa tra istituzioni, aziende e cittadini.
Un altro aspetto rilevante riguarda le aziende con meno di 10 dipendenti, che per dimensioni faticano a offrire ai lavoratori iniziative strutturate di promozione della salute. Queste aziende potranno stipulare delle convenzioni con il Servizio sanitario nazionale per implementare, per i propri dipendenti, la possibilità di effettuare i controlli medici già previsti dalla normativa in materia di lavoro. Controlli che altrimenti, per la dimensione dell’azienda, non potrebbero essere garantiti.
Ci si avvia verso una cultura della prevenzione strutturata attraverso un cambiamento culturale che indica il superamento della logica per cui il tempo per la salute è tempo “sottratto al lavoro”. Un lavoratore sano, monitorato e tutelato, è infatti una risorsa maggiore per l’azienda stessa. Inoltre, le nuove misure contribuiscono ad affermare che la tutela della salute è un valore fondamentale e condiviso.