Il nuovo Decreto Sicurezza è stato al centro del dibattito durante il corso di formazione organizzato a Trieste dal Sindacato Autonomo di Polizia. All’incontro, insieme al Segretario Generale del SAP, Stefano Paoloni, hanno partecipato anche il Presidente della regione Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, il Questore di Trieste, Lilia Fredella, il Segretario regionale del SAP del Friuli-Venezia Giulia, Lorenzo Tamaro, e il Segretario Provinciale di Trieste, Simon Carfi.
“In quest’ultimo anno – ha spiegato Paoloni – sono stati emanati due decreti sicurezza che recepiscono molte di quelle che erano nostre rivendicazioni sindacali, cominciando dalle bodycam, che sono uno strumento che dà trasparenza al nostro agire, perché tutti possono verificare quanto accaduto. Non posso non dire che non ci sia attenzione al nostro mondo in questo momento. Rimane il problema degli organici, che è un problema che viene da lontano, perché si scontra con la spending review che ha bloccato il turnover. Oggi abbiamo un numero di pensionamenti particolarmente elevato e le nostre scuole non hanno la capacità di colmare il gap, che è importante, oggi ci mancano circa 9/10.000 operatori, più o meno 100 uomini a provincia in media”.
“Il SAP – ha affermato Fedriga – è stato sempre una rappresentanza fondamentale per quanto riguarda non solo le forze dell’ordine ma anche per quanto riguarda l’attività legislativa che abbiamo portato, testimonianza è l’ultimo decreto sicurezza che deriva proprio da molte istanze che il SAP negli anni ha rivendicato”.
Titolo dell’incontro: “Porto d’armi senza licenza per gli agenti”, che, come ha ricordato Tamaro, “è una delle battaglie storiche del Sindacato che sono state recepite nei decreti sicurezza, accanto a quella per le bodycam. Nel 2013 avevamo presentato proprio in questa regione le Spy Pen, un confronto che è andato avanti nel corso degli anni e che si è concretizzato proprio in questi decreti sicurezza”.


