Il dibattito sulla reintroduzione dei controlli alla frontiera con la Slovenia continua a dividere i sindacati di Polizia. Al centro della discussione c’è soprattutto l’impiego dei circa 60 operatori assegnati alla Polizia di Frontiera di Trieste e il loro rapporto con le esigenze di sicurezza della città e del territorio regionale.
Il SAP del Friuli Venezia Giulia, attraverso il Segretario regionale Lorenzo Tamaro, difende la scelta dei controlli ai confini, ritenendoli uno strumento indispensabile per contenere i flussi migratori e prevenire nuove emergenze. «Senza i controlli ai confini tornerebbe l’emergenza dei maxirintracci», sottolinea Tamaro, evidenziando che in quel caso sarebbero proprio le pattuglie impegnate sul territorio a dover essere distolte per fronteggiare l’immigrazione.
Tamaro respinge inoltre l’idea che gli agenti della Polizia di Frontiera possano essere semplicemente trasferiti nei servizi di controllo del centro cittadino: «Non succederà. Lo sanno tutti gli operatori del settore». Le nuove assegnazioni, spiega, dovranno infatti rispondere alle esigenze di sicurezza dell’intero territorio nazionale.
Per il SAP, dunque, il controllo della frontiera non rappresenta un costo da ridurre, ma una componente fondamentale della sicurezza. «Trieste non può più supportare l’arrivo dei clandestini», afferma Tamaro, ricordando come flussi migratori più consistenti renderebbero impossibile garantire un numero sufficiente di volanti per il controllo delle strade.
Una posizione netta, che pone al centro sicurezza dei cittadini, controllo dei confini e tutela degli operatori, in una fase in cui la gestione dell’immigrazione continua ad avere ricadute dirette sull’ordine e sulla sicurezza pubblica.



