Trent’anni della NOSTRA storia
editoriale di Nicola Tanzi [letto 5994 volte]
Sul Flash di questa settimana si parla anche di:
Dal Flash n.14 del 4 aprile 2011
Trent’anni fa, quando entrò in vigore la Legge
121/1981 relativa al nuovo ordinamento
dell’Amministrazione della pubblica sicurezza in Italia,
noi c’eravamo.
E quella legge, che pure chiedemmo subito di migliorare
con la nostra prima e storica piattaforma rivendicativa
del 1982, è figlia anche e soprattutto di un percorso
sindacale AUTONOMO presente nella Polizia di Stato già
alla fine degli anni settanta.
La nostra organizzazione, nei fatti, vide la propria
nascita dopo il 1976, nell’ambito del grande movimento
di smilitarizzazione della Polizia di Stato e già allora
divenimmo espressione di quella gran parte di poliziotti
che riteneva – e ritiene!!! – la politica delle
confederazioni sindacali inadeguata a tutelare la
specificità della nostra professione, che da sempre
abbiamo chiesto a gran voce e che abbiamo ottenuto
soltanto lo scorso novembre nell’ambito del ‘collegato
lavoro’.
Noi trent’anni fa c’eravamo, altri sono nati dopo a
seguito di scissioni e protagonismi.
Una storia distinta e distante dalla nostra, della
quale siamo orgogliosi!
Ai colleghi più giovani voglio brevemente ricordare
quegli anni.
La nascita del Comitato Alta Italia per il Sindacato
Autonomo di Polizia ad Alessandria, del Movimento
Autonomo per la Sindacalizzazione della Polizia a
Cagliari e del Movimento Autonomo di Base a Roma,
il primo congresso alla Domus Pacis di Roma del
novembre 1977, l'appoggio del "Giornale” allora diretto
dal grande Indro Montanelli e de "il Settimanale",
il sostegno economico di un comitato di cittadini
appositamente formatosi, furono i momenti fondamentali
di un'evoluzione che portò alla nascita formale del
SAP in concomitanza con la Legge di riforma della
Polizia del 1 aprile 1981.
Ne abbiamo fatta di strada da allora e molta strada
resta da fare.
Da alcuni anni, il movimento sindacale del nostro
Comparto si rafforza nella sua componente autonoma e
non a caso la Consulta Sicurezza risulta essere
complessivamente, in tre Corpi di Polizia, la prima
organizzazione per numero di aderenti, senza contare
l’ascesa degli amici del Conapo, il sindacato autonomo
dei Vigili del Fuoco.
Dopo decenni di conquiste e risultati che hanno
radicalmente cambiato la qualità dei servizi e della
vita del personale, siamo oggi fortemente arroccati
nella tutela dei diritti acquisiti, consapevoli della
difficoltà di un panorama politico ed economico che non
consente nuovi slanci, ma che non può e non potrà mai –
almeno finché esisterà il SAP – tornare indietro,
come forse qualche testa pensante nostalgica delle
stellette sogna in cuor suo.
Non a caso, i nostri obiettivi fondamentali restano
il Riordino delle carriere, che il Governo si è
impegnato a portare avanti ufficialmente dopo la nostra
battaglia (vinta) contro il tetto retributivo,
e la previdenza complementare, provvedimento fondamentale
per tutelare i colleghi più giovani che nei prossimi
anni rischiano di andare in quiescenza con pensioni
da fame.
Serve però, a mio avviso, uno slancio ancora più alto.
Il Governo, anziché costringere i rappresentanti dei
professionisti della sicurezza a difendere giorno
dopo giorno quel che è stato faticosamente conquistato,
dovrebbe mettere in campo una seria riforma della
Legge 121, che vada nella direzione di rafforzarla e
non certo di snaturarla, che preveda una razionalizzazione
dei cinque Corpi di Polizia esistenti, pur nel rispetto
della storia di ognuno di essi.
Queste cose le sosteniamo da tempo e hanno costituito
il centro delle argomentazioni della mia relazione
congressuale nel 2009 a Rimini.
Anche il ministro Maroni si è impegnato pubblicamente
in tal senso.
Noi crediamo che i tempi siano maturi.
E pensiamo che in un Paese occidentale e democratico
le Forze di Polizia debbano essere ad ordinamento civile,
crediamo che la sicurezza dei cittadini debba essere
al primo posto negli obiettivi di un Governo anche
rispetto alle esigenze di interventi militari oltre
confine e riteniamo che il Parlamento, con l’istituzione
di una autonoma Commissione Interni, debba riconoscere
appieno la specificità di un settore, il Comparto
Sicurezza, che merita di avere una corsia riservata e
preferenziale per quel che riguarda i provvedimenti di
legge da adottare.
Sono battaglie, queste, alle quali non rinunceremo mai.
Alla fine degli anni settanta, quando portavamo ancora
le stellette e quando molti di noi venivano puniti
solo perché osavano riunirsi in luogo pubblico per
esprimere semplicemente le proprie idee, avevamo un
sogno che allora si presentava quasi come un’utopia.
Dopo aver realizzato quello che la Polizia di Stato è
oggi, niente appare impossibile.
Neppure immaginare la Polizia del domani.
Una grande Polizia.
Questo, almeno, il nostro auspicio e il nostro
impegno.
Orgogliosi di essere SAP!
Lampedusa, gravi disagi per i colleghi: intervento del SAP
Dopo la nostra denuncia al Corriere della Sera –
disponibile nell'Area News - il Dipartimento ha convocato
una riunione sull’emergenza Lampedusa e sul problema
immigrati provenienti dal nord Africa che si svolgerà
nella giornata del 6 aprile. Il SAP, in ogni caso, non
è rimasto con le mani in mano e da subito ha attivato
un monitoraggio della situazione attraverso le proprie
strutture regionali e provinciali, soprattutto tramite
i nostri dirigenti sindacali che operano nei Reparti
Mobili e che, oltre ad essere impegnati nel servizio,
garantiscono assistenza a tutto il personale.
Grave la situazione che si è verificata per i colleghi
dei Reparti di Roma, Napoli e Catania i quali sono
rimasti per alcuni giorni a bordo di una nave ormeggiata
al largo di Lampedusa, impossibilitati ad attraccare
a causa delle avverse condizioni meteo.
Il SAP ha immediatamente sensibilizzato
il Dipartimento e la situazione – grazie al nostro
intervento - è in via di risoluzione, con lo sbarco
dei colleghi a Porto Empedocle, una notte finalmente
trascorsa in hotel dopo molti giorni in mare e la
partenza verso casa in aereo.
Anche questo vuol dire essere SAP!
Mobilità e sedi disagiate
Ha avuto corso nei giorni scorsi al Dipartimento
la prevista riunione con le OO.SS. per l’individuazione
di nuovi criteri per la mobilità del personale a domanda
e, contestualmente, per una rivisitazione delle norme
concernenti l’individuazione delle sedi considerate
disagiate.
Per l’Amministrazione erano presenti il Prefetto MONE
quale Direttore Centrale degli Affari Generali
della P.S., il Dr. Ciullo e il Dr. D’Ambrosio
rispettivamente Direttori Centrali dei Servizi Agenti –
Sovrintendenti ed Ispettori-Dirigenti, il Vice Prefetto
De Rosa Direttore delle Relazioni Sindacali, mentre
la delegazione del Sap era guidata dal Segretario
Generale Aggiunto Francesco Quattrocchi e dal Segretario
Nazionale Michele Dressadore.
Il Prefetto Mone ha ribadito la volontà del Dipartimento
di proseguire per tali materie una linea dialogante già
instaurata in pregressi incontri, dichiarando per questo
di essere disponibile ad ogni tipo di modificazioni se
scaturite da confronti leali.
Veniva quindi presentato un abbozzo di proposta
riguardante principi generali per i trasferimenti,
disciplinandoli secondo una logica di appartenenza ai
differenti ruoli e prevedendo per essi procedure e
linee guida per la formulazione delle graduatorie in
sede e fuori sede, nonché una scheda tecnica su proposte
da apportare per migliorare i criteri idonei a
determinare fattivamente una sede di servizio
quale sede disagiata. Per quanto attiene alla
mobilità, il Prefetto ribadiva inoltre la necessità
di valutare un approfondimento sulle ricadute per
il personale e per l’Amministrazione circa
l’applicazione dell’art. 7 del D.P.R. 254/99
(aggregazione temporanea), degli art.li 44- 55- 78
del D.P.R. 782/85 (Regolamento di Servizio) e della
Legge 104 (assistenza invalidi).
Il SAP, preso atto
della disponibilità dell’Amministrazione a voler
condividere un percorso di reale raffronto con una
tematica come la mobilità, divenuta pilastro fondante
delle necessità del personale, ha ritenuto opportuno
riproporre alla stessa le proprie determinazioni
formulate per iscritto al Capo della Polizia, con
una missiva dell’Aprile del 2010, riservandosi
successivamente di fornire un parere più approfondito
dopo aver analizzato il documento proposto.
Comunque, non
poteva esimersi dal sottolineare come la delicatezza
delle norme aggiunte all’iniziale disamina, avrebbe
richiesto un adeguato approfondimento con apposito
tavolo tecnico, in modo da non eludere in alcun modo
le aspettative di tutti i poliziotti interessati.
Inoltre, a seguito di comunicazione finale dello stesso Prefetto Mone,
circa la possibilità,
attesi i tempi di disamina ed
all’approssimarsi dei prossimi avvicendamenti, di
prevedere una percentuale del 20-30% di assegnazioni
di prime sedi di servizio in province sensibili e di
porre un limite anagrafico per
l’assegnazione ai Reparti Mobili e Prevenzione Crimine
(proposte già contenute nella bozza complessiva),
il SAP - nel richiedere come innovazione di essere
tempestivamente informato
sulle decisioni e sui numeri adottati dalla Conferenza
di Servizio per le assegnazioni organiche preventivate –
ha ribadito la propria assoluta ed intransigente
contrarietà ad entrambe le determinazioni proposte,
ribattendo anzi circa la necessità di evitare episodi
di nepotismo professionale, adottati in alcune
specialità come la Polizia Postale e i Reparti
Prevenzione rimine, dove come prassi consolidata
è richiesta l’accettazione dirigenziale per il
trasferimento.
Il Prefetto, preso atto della posizione del SAP, si
è riservato di valutare le osservazioni fatte, convocando
il tavolo fra circa 15 giorni.
Pubblicato il Decreto Legge 26 marzo 2011, n. 27
E' stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 71 del 28/03/2011 il Decreto Legge approvato
dal Consiglio dei Ministri nella giornata del 23
marzo (si veda il Flash n. 13).
Il testo è integralmente disponibile
nell'Area News
Cinque per mille Irpef, un consiglio
"Cari colleghi, quest'anno voglio invitarvi a
fare una riflessione sul cinque per mille.
Sono tante le associazioni e le fondazioni meritorie
che agiscono per il bene comune. Tra queste, c'e'
sicuramente la Comunità Frontiera di Padre Giuseppe
De Stefano che opera, in particolare, nelle regioni
Puglia e Sicilia. Una Comunità "educante" impegnata
ogni giorno per recuperare centinaia e centinaia di
giovani che rischiano di prendere una strada sbagliata
in zone dove l' illegalità é diffusa.
In Sicilia la Comunità Frontiera gestisce il Centro
Giovanile Lillo Zarba, in provincia di Enna, dove
vengono educati 300 minori tolti dalla strada, dalla
criminalità, dalla droga e all' alcol.
In Puglia si sta sviluppando la Città dei Ragazzi a Mola
di Bari, con un centro socio-educativo e case-famiglia.
Progetti importanti che sono in parte già realtà e che
hanno costi significativi di gestione.
Ho personalmente visitato la struttura pugliese e posso
garantirvi che il lavoro che viene svolto e' encomiabile
e prezioso.
Dare un futuro a questo giovani vuol dire dare un futuro
a tutti noi e rendere più sicure le nostre città, dando
una mano anche all' insostituibile opera delle Forze di
Polizia. Per questo, vi invito ad una riflessione sul
cinque per mille.
Io la mia scelta quest' anno l' ho fatta".
Nicola Tanzi
Per destinare il cinque per mille Irpef alla Comunità Frontiera il codice fiscale da utilizzare è: 91028880861

